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10 novembre 2009

Inceneritore Albano, Rugghia "Ripensarci è doveroso"

_Finora le contestazioni al gassificatore di Albano sono state motivate da ragioni d'impatto ambientale e dalle preoccupazioni per la salute dei cittadini. Dopo quello che è accaduto a Colleferro nessun politico, nessun uomo delle Istituzioni, può permettersi di sottovalutare tali legittime preoccupazioni. Per questo è molto apprezzabile la richiesta di sospensione dell'autorizzazione dell'impianto avanzata da Bruno Astorre e da Carlo Ponzo. Allo stesso modo sono condivisibili le opinioni espresse da Enrico Gasbarra e il suo invito ad accogliere le rivendicazioni dei comitati e degli amministratori locali. Vorrei però motivare con altri argomenti la mia contrarietà alla costruzione del gassificatore, partendo proprio dal piano regionale dei rifiuti, dai dati e dalle previsioni in esso contenuti che supportano la scelta di incrementare, portandole a nove, le linee di termovalorizzazione (o gassificazione) dei rifiuti. Attualmente, a regime, gli impianti di Colleferro, Malagrotta e San Vittore, hanno bisogno di circa 500 mila tonnellate di Cdr (combustibile da rifiuto) per generare energia elettrica e ridurre, nel contempo, il conferimento in discarica. Quando andranno in funzione tutti i nove impianti previsti dal piano, serviranno 700 mila tonnellate/anno di Cdr. Insomma, secondo le finalità del piano regionale approvato nel 2008, per chiudere il ciclo dei rifiuti limitando progressivamente il conferimento in discarica, c'è bisogno di portare la raccolta differenziata ai livelli previsti dalla legge e di alimentare gli impianti trasformando l'immondizia in Cdr. Il piano, a giustificazione dei nuovi impianti, compreso Albano, prevede nella nostra regione una produzione di Cdr pari a 500 mila tonnellate per l'anno 2009 e di 700 mila tonnellate per l'anno 2011. C'è però un però ed è grande come una casa: nel 2008 la quantità di Cdr prodotto nel Lazio, e idoneo per essere bruciato, è stata di circa 60 mila tonnellate e per il 2009 non è prevedibile una variazione significativa di questo dato. Come abbiamo visto servirebbero 500 mila tonnellate di combustibile da rifiuto per gli impianti attualmente in funzione di Malagrotta, Colleferro e San Vittore, mentre la produzione regionale è appena sufficiente per tenere in esercizio una sola delle due linee di Colleferro. È sensato dire in questa situazione che nel Lazio proprio non servono nuovi impianti. In audizione alla commissione bicamerale sui rifiuti il comandante del nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Roma ha dichiarato: «Gli impianti di termovalorizzazione nel Lazio sono sufficienti, vi sono molte linee: tre a Malagrotta, una delle quali è partita e due sono in fase di avvio, due a Colleferro, tre a San Vittore e si parla di Albano, anche se non è certo che l'impianto verrà realizzato, tenuto conto che questi impianti bruciano centinaia di migliaia di tonnellate di Cdr l'anno, che il Lazio, tra l'altro, non produce». Il gassificatore di Albano una volta acceso dovrà funzionare 24 ore su 24 e se non sarà disponibile il Cdr potrebbe ripetersi ciò che è avvenuto a Colleferro, dove l'indagine della magistratura ha accertato che nel termovalorizzatore veniva bruciato di tutto. Ripensarci è giusto, doveroso, responsabile. (Fonte articolo, qui)

09 novembre 2009

Fuori gli uomini dalla sala parto

_Una stanza quasi vuota, gli strumenti indispensabili, pochi rumori e solo un’ostetrica d’esperienza. È quanto basta a una donna che sta mettendo alla luce un figlio. Anzi, di più: è quanto serve. Il resto non è solo superfluo, ma pure dannoso: invasive le luci forti e i macchinari di monitoraggio costante, ansiogeno il via vai di infermiere, ma soprattutto pericolosa la presenza di uomini. Che siano essi medici, lì per assistere, o futuri padri di chi sta per venire al mondo. Nessuno escluso, la teoria vale specialmente per i papà che, mascherina sulla bocca, circumnavigano la donna in preda alle doglie, muniti di telecamera per registrare l’evento. Ne è convinto il ginecologo francese Michel Odent, che ha anticipato il suo pensiero prima di esporlo alla conferenza del Royal College of Midwives, tra pochi giorni a Manchester. Esperto di nascite da oltre cinquant’anni, Odent teorizza l’«intimità» come elemento indispensabile alla buona riuscita del parto. È famoso per aver creato per primo, in un ospedale, un ambiente a metà strada tra una comunissima stanza di casa e una sala medica, ma specialmente per aver messo in relazione i parti chirurgici con la presenza di uomini al momento della nascita. Secondo lo specialista francese, infatti, si ricorrerebbe ai tagli cesarei perché i papà ansiosi, trasmettendo stress nelle donne, metterebbero in crisi la loro produzione di ossitocina, cioè l'ormone che stimola le contrazioni. Produzione già ampiamente compromessa da una stanza sovraffollata e dal lavoro di medici maschi. Il parto, sostiene in pratica Odent senza snobbismo, è una faccenda per donne. Sono loro le più adatte a occuparsene. «Odent è un genio - dice Rita Farris, capo ostetrica dell’ospedale Mangiagalli di Milano, dove mediamente, nascono oltre venti bambini al giorno - sposo le sue teorie in pieno. Sia quelle sul bisogno di intimità della donna, sia la parte sullo stress alimentato da certi papà in sala parto: ne ho conosciuto uno che mi ha chiesto addirittura i guanti per partecipare alle operazioni». Odent parla dell'evento della nascita in termini di «rintanamento» e osservando ciò che capita in natura spiega che, come l'animale femmina quando sta per partorire cerca una tana, fa scorta di cibo e tende a isolarsi, allo stesso modo la femmina della specie umana ha bisogno di solitudine, di tranquillità, quasi di segretezza. Forse non è per merito delle teorie di Odent, che probabilmente non tutti conoscono, certo è che la «moda» di essere presenti durante la nascita, tra mariti o compagni, è nettamente in calo. Dice ancora la capo ostetrica: «Era un’usanza nata negli anni '80 e ora fortunatamente superata. Non che i papà in sala parto siano spariti, ma a chiedere di entrare, oggi, sono solo quelli molto motivati e che, anche solo da come si muovono, dimostrano che stanno assistendo a un evento davvero speciale». Pochissimi, ormai, quelli che svengono alla prima goccia di sangue e praticamente scomparso, invece, il papà-voyeur che si intrufola per filmare. Molti anche quelli lasciati fuori dalle future mamme che, chiedendo «l’assistenza dedicata», vietano l'accesso ad allievi e specializzandi. «Fin qui sono d’accordo - dice Pier Giorgio Crosignani, professore ordinario di Ostetricia e Ginecologia all'università di Milano e presidente della Società Italiana della Riproduzione - ma mettere in relazione la presenza di un medico uomo con un parto cesareo mi pare una sciocchezza. Perché tutto dipende dalla sintonia che c'è tra medico e paziente. Alcune donne in quel momento hanno bisogno della direzione di un maschio, come una specie di padre ancestrale che dice loro cosa fare; altre, invece, preferiscono accanto una figura femminile, quella che una volta veniva chiamata “la gran madre”». (Fonte articolo: La Stampa di Torino, titolo articolo: Fuori gli uomini dalla sala parto)

08 novembre 2009

La guerra ai tumori drogati

_Giornata per la ricerca sul Cancro: diamo il nostro sostegno concreto, non soltanto oggi. Cliccate qui e qui. C'è bisogno di tutti.

_La ricerca sul cancro è in un momento di fermento e le terapie si stanno evolvendo. Una delle novità è rappresentata dagli obiettivi: il processo di replicazione cellulare non è più l'unico o il principale bersaglio delle strategie di cura. Sappiamo, infatti, che il cancro è una malattia complessa, dovuta a lesioni genetiche che tendono ad accumularsi nel tempo e che possono essere diverse da tumore a tumore. Fortunatamente, però, le ricerche dimostrano che le lesioni molecolari sono in numero limitato (poche decine). In generale, i geni che nelle cellule neoplastiche sono «mutati» sono quelli che regolano la proliferazione, la differenziazione, la morte e l'invasività cellulare o controllano l'integrità del Dna. Fino ad alcuni anni fa si riteneva che «disinnescare» uno solo questi geni sarebbe stato insufficiente a modificare il comportamento della cellula neoplastica. Le ricerche su modelli cellulari e in sistemi animali hanno però dimostrato che questo non è vero, perché spesso il tumore sviluppa una dipendenza da una sola delle sue molecole alterate e, come «drogato», va in «astinenza» e quindi non sopravvive, quando ne viene privato.
Al contrario, le cellule sane non mostrano questa dipendenza e quindi tollerano bene lo «spegnimento» della stessa molecola. In un certo senso, la «dipendenza» delle cellule neoplastiche dai prodotti di questi geni alterati è un «tallone d'Achille», che può essere sfruttato in termini terapeutici. Così, l’identificazione dei geni modificati che generano «dipendenza» - e che possono essere diversi da tumore a tumore - ha fornito la base teorica per lo sviluppo delle «terapie mirate», che colpiscono proprio questo «tallone d'Achille». La ricerca di base, così, si è spinta a studiare la «dipendenza» e ci si è impegnati per creare farmaci in grado di bloccare l'attività dei geni mutati. Questi medicinali di ultima generazione vengono definiti «mirati», o «a bersaglio molecolare», perché spengono la funzione di una molecola prodotta da uno specifico gene in modo selettivo. Negli ultimi anni sono state approvate numerose molecole che appartengono alla categoria delle «terapie target», suscitando la speranza di trattamenti meno tossici. Questi farmaci sono anche definiti «intelligenti» per la capacità di colpire le cellule tumorali, in cui la molecola bersaglio è fondamentale per la sopravvivenza del tumore stesso, risparmiando quelle normali. In realtà, l'intelligenza risiede nella capacità di chi somministra il farmaco stesso di individuare in quali tumori può risultare efficace. Il successo, infatti, si fonda sul «razionale biologico» che la molecola bersaglio sia attiva e indispensabile nel tumore, ma non nel tessuto sano, e che quindi l’inibizione abbia conseguenze limitate alla massa tumorale. La premessa ha due conseguenze cliniche. In primo luogo impone che, prima di trattare il paziente, si accerti la presenza della lesione genetica «predittiva» della potenziale risposta al farmaco, perché è dimostrato che la terapia è efficace solo se il bersaglio è presente nelle cellule tumorali. Questa capacità richiede una «personalizzazione» della terapia, che comporta l'analisi molecolare della neoplasia. Inoltre le terapie mirate sono già una realtà per alcuni tipi di tumori. Il prototipo è l'imatinib mesilato, approvato per il trattamento della leucemia mieloide cronica e per alcune forme di sarcoma gastrointestinale (Gist). Così si sono curati molti pazienti che non rispondevano alle terapie classiche. E un discorso simile vale per i sarcomi gastrointestinali, in cui imatinib ha consentito di ottenere benefici in oltre l'80% dei casi, modificando l'approccio a un tumore considerato incurabile.
Un altro farmaco mirato per un tumore diffuso - il carcinoma della mammella - è il trastuzumab, molecola che da sola o in associazione con i classici chemioterapici è efficace sia quando il tumore è in fase avanzata sia quando è localizzato. E gli esempi sono tanti, perché sono sempre più numerosi i farmaci valutati in studi clinici e approvati. Grazie alla ricerca di base è quindi possibile «aggredire» il tumore in modo selettivo, anche impedendone la vascolarizzazione: avviene con gli anti-angiogenici, che danno risultati incoraggianti contro il tumore del colon, del polmone, del rene.
I successi non mancano. Tuttavia - come disse Isaac Newton - si guarda lontano solo «salendo sulle spalle dei giganti». E' fondamentale che le innovazioni si affianchino agli approcci tradizionali che hanno salvato molte vite: le nuove cure devono coadiuvare la chirurgia o la radio- e chemio-terapia. Il connubio esperienza-innovazione rappresenta una sfida e una speranza. (Fonte articolo: qui)

06 novembre 2009

Ciancimino e Ultimo al botta e risposta

_Strani inquietanti movimenti, frattanto a Sergio De Caprio ,il "Capitano Ultimo" del Ros che fondò il "Crimor" e che catturò Salvatore Riina, viene tolta la scorta. Lo stesso De Caprio, oggi, replica in modo duro a Ciancimino junior. Fra trattative, papello, arresti eccellenti, stragi e covi non perquisiti, la vicenda Ultimo - Ciancimino assume contorni via via più oscuri ma ben decifrabili ai pochissimi esperti e addetti ai lavori. Diffido enormemente di Massimo Ciancimino e ho letto molto di Ultimo. Ad oggi non so se quest'ultimo dica o meno la completa e totale verità ma una cosa è certa: non meritava il trattamento ricevuto nel corso di questi anni, così come trovo assurdo che ad un uomo costretto a vivere in totale segretezza lo stato sveli prima nome e cognome e poi tolga la scorta.
_"Ciancimino è uno dei tanti servi di Riina. Infatti è chiaramente falso che Riina sia stato arrestato in seguito alle dichiarazioni di Bernardo Provenzano". Lo dice all'ANSA il colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, il 'capitano Ultimo' che, insieme al generale Mori, condusse le indagini che nel 1993 portarono all'arresto di Riina."Ma la cosa più grave - aggiunge il 'capitano Ultimo' - è che ci sia qualcuno all'interno delle istituzioni che legittima questo servo di Riina. Questo significa evidentemente che i servi di Riina sono anche all'interno delle Istituzioni e certamente non sono il generale Mori e il capitano De Donno: forse sono gli stessi che hanno isolato e delegittimato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino". "I boss si vendono o vengono ammazzati" teorizzava Luigi Ilardo, boss confidente dei carabinieri assassinato poco prima che potesse formalizzare la sua collaborazione con la giustizia. Una regola che torna in uno dei capitoli più oscuri della storia di Cosa nostra: l'arresto del capomafia di Corleone Totò Riina. A incrinare la verità ufficiale - peraltro già messa in discussione da pentiti come Nino Giuffré - sull'arresto del padrino stragista è stavolta Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, che da mesi svela ai pm i retroscena della trattativa tra Cosa nostra e lo Stato.E' lui a raccontare che dietro la cattura di Riina, uccel di bosco per oltre 23 anni, ci fu Bernardo Provenzano che, mappe di Palermo alla mano, indicò ai carabinieri i possibili covi in cui si nascondeva il capomafia. Un tradimento in piena regola di un vecchio alleato, diventato scomodo e ormai affetto da deliri di onnipotenza, che avrebbe sancito la seconda fase della trattativa tra Stato e mafia e l'inizio di una lunga pax dopo gli anni delle stragi. Ciancimino jr parla di cose vissute in prima persona. Sarebbe stato lui a ricevere dall'allora capitano del Ros Giuseppe De Donno, che sperava nell'aiuto dell'ex sindaco per la cattura di Riina, la piantina della città.Don Vito ne avrebbe fatto una copia, che avrebbe conservato. Poi avrebbe consegnato, attraverso il figlio Massimo, l'originale a una persona vicina all'ingegnere Lo Verde, nome usato per indicare Provenzano. Il capomafia avrebbe indicato con dei cerchi i possibili nascondigli di Riina e avrebbe rimandato il documento a Ciancimino. Tra le zone segnate da Binnu ci sarebbe stato anche l'Uditore, il quartiere in cui si trovava la villa, ultimo rifugio del capo dei capi. L'ex sindaco, che da mesi aveva avviato un dialogo col Ros, avrebbe consegnato, poi, la mappa ai carabinieri. Secondo il racconto del testimone, siamo all'autunno del 1992, pochi mesi dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio. A gennaio del 1993 Riina viene catturato. L'arresto pone le basi - secondo gli inquirenti, la cui tesi sembra confermata dall'ultima rivelazione di Ciancimino - per l'inizio della seconda fase della trattativa che ha come interlocutore mafioso non più Riina, autore del papello con le richieste alle istituzioni che lo stesso don Vito definì "irricevibili", ma Provenzano. E proprio per questo suo ruolo nell'accordo stretto tra Cosa nostra e Stato Provenzano sarebbe iscritto nel registro degli indagati, assieme a Riina e al medico Gaetano Cinà, nell'inchiesta sulla trattativa. Ma le rivelazioni di Ciancimino ai pm non si fermano al ruolo dell'ingegnere Lo Verde. Oggi, prima di rendere dichiarazioni spontanee al processo in cui è imputato di riciclaggio aggravato, il figlio dell'ex sindaco è tornato in Procura dove ha consegnato una serie di documenti. "Tutto materiale cartaceo - ha detto - Non ho ancora portato i nastri incisi da mio padre". Nell'archivio infinito di don Vito, sparso tra cassette di sicurezza del Lichtenstein, e studi notarili di mezza Italia, ci sarebbero anche le bobine con le registrazioni di alcuni colloqui tra il sindaco e l'allora colonnello del Ros Mario Mori, l'ufficiale che, secondo la procura, avrebbe avuto un ruolo di intermediazione tra la mafia e lo Stato nella trattativa. In attesa di ascoltare i nastri, la Procura si appresta a definire i componenti del collegio di periti chiamati ad accertare la paternità e la data di compilazione del papello, consegnato da Ciancimino ai magistrati la scorsa settimana. "Non è l'originale - ha spiegato il testimone - ma una copia coeva. Figuriamoci se mio padre avrebbe mai fatto girare quello vero con tutte le impronte che potevano esserci sopra". (Fonte: Ansa)
_Fu Bernardo Provenzano a "tradire" Totò Riina, svelando il nascondiglio in cui poi fu catturato: "Ha consegnato lui le mappe della locazione dove poi è stato trovato Riina. Comunque non posso fare altere dichiarazioni per rispetto dei magistrati con i quali sto parlando". Lo ha detto Massimo Ciancimino, prima di entrare nell'aula bunker di Pagliarelli a Palermo. Secondo questa sua ricostuzione, fatta agli inquirenti di Palermo, che nel periodo delle stragi mafiose del '92 l'allora capitano del Ros Giuseppe De Donno gli consegnò delle mappe di Palermo, chiedendogli di darle a suo padre Vito Ciancimino e sperando di avere un contributo utile per l'arresto del boss latitante. Don Vito avrebbe trattenuto una copia delle mappe e un'altra l'avrebbe affidata al figlio perchè la consegnasse a un uomo di fiducia del geometra Lo Verde, il nome con cui l'ex sindaco indicava Provenzano. L'emissario del capomafia avrebbe, poi, restituito a Ciancimino la mappa con un cerchio proprio sopra la zona del quartiere Uditore in cui si nascondeva Riina. La cartina venne poi fatta avere ai carabinieri e Riina nel gennaio '93 fini' in manette. Ciancimino oggi ha anche consegnato nuovi documenti e carte, ai pm di Palermo Nino Di Matteo e Paolo Guido. Si tratta di una serie di appunti e lettere di suo padre Vito, sindaco mafioso del capoluogo siciliano, morto nel 2002. Tra questi, materiale definito di interesse investigativo che potrebbe servire per riscontrare precedenti dichiarazioni di Massimo Ciancimino sulla trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra, ma anche per datare alcuni fatti.
In serata arriva la dura risposta del colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, il famoso "Capitano Ultimo" che, nel 1993 condusse le indagini che portarono alla cattura di Riina: "Ciancimino è uno dei tanti servi di Riina. Infatti è chiaramente falso che il boss sia stato arrestato in seguito alle dichiarazioni di Bernardo Provenzano. Ma la cosa più grave - aggiunge 'Ultimo' - è che ci sia qualcuno all'interno delle istituzioni che legittima questo servo di Riina. Questo significa evidentemente che i servi di Riina sono anche all'interno delle Istituzioni e certamente non sono il generale Mori e il capitano De Donno: forse sono gli stessi che hanno isolato e delegittimato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino".
Non sono stati consegnati in Procura, invece, i nastri contenenti le registrazioni dei colloqui che Vito Ciancimino incideva di nascosto per documentare i suoi incontri con i carabinieri. "Io non so cosa contengano quei nastri", ha precisato Massimo Ciancimino, che ha preannunciato di volerli prelevare dalla cassetta di sicurezza dove custoditi a Vaduz, nel Lichtenstein, per consegnarli ai magistrati. Massimo Ciancimino si è poi spostato nell'aula bunker di Pagliarelli per rendere nuove dichiarazioni spontanee nel processo d'appello in cui è imputato di riciclaggio, tentata estorsione e fittizia intestazione di beni, dopo essere stato condannato a 5 anni e 8 mesi in primo grado. Il processo si svolge a porte chiuse. Ieri Ciancimino era stato sentito dai pm di Catania, con i quali ha parlato di imprenditori catanesi coinvolti in affari di mafia ma anche della conduzione delle indagini nei suoi confronti sul 'tesoro' del padre Vito. "Io non ce l'ho con i magistrati che hanno coordinato le indagini su di me. Non sono loro infatti che eseguono le perquisizioni o che trascrivono le intercettazioni", ha detto Ciancimino, e alla domanda dei giornalisti se il riferimento fosse ai carabinieri ha risposto: "Sì, ma dovranno essere i magistrati competenti ad accertare i fatti e a verificare se siano state sottratte prove a mio favore". (Fonte: La Repubblica)

04 novembre 2009

C'è bisogno di tutti

_Desidero dare ampia e doverosa visibilità ai ragazzi che curano l'Associazione DIFFERENZIA-TI e al loro coraggioso operato. Qui il loro sito, qui un loro video. Sotto il comunicato di benvenuto che giocando con le parole la dice tutta e che non a caso recità: "C'è bisogno di tutti".
_A voi il nostro benvenuto. Lo scorrere rapido degli eventi, alcuni anche piuttosto spiazzanti, ha imposto l’avvio del nostro sito. “Inaugurazione” caratterizzata dall’incompletezza del portale in alcune sue pagine, tuttavia risalta da subito la linearità della “mission” e delle nostre idee. Con esse la nostra fermezza verso un obiettivo cui non siamo disposti a rinunciare. L’Associazione Onlus Differenzia-ti prima di caratterizzarsi come tale ha positivamente “subito” delle vere e proprie fasi di aggregazione, tutte concentrate sull’installazione di un gassificatore (inceneritore) di rifiuti nell’area Castelli Romani, prescisamente ad Albano Laziale nella frazione di Roncigliano. Dall’emergenza vera che non è certo quella dei rifiuti ha preso consistenza la nostra idea (che troverete meglio illustrata ben presto nella sezione “Chi siamo”). Da qui si è costituito uno dei tanti gruppi di resistenza civile verso un’infrastruttura scellerata fortemente voluta dall’ex presidente Piero Marrazzo e dal monopolista dei rifiuti laziali, Manlio Cerroni. I passaggi che hanno portato alla creazione di questa pagina di informazione e di interazione diretta col lettore sono stati molteplici: fasi entusiasmanti, estenuanti, divertenti, cariche di passione civile e a tratti intrise di rabbia nei momenti più duri di una speculazione voluta da gran parte del mondo politico locale e regionale. Prima del sito abbiamo vagliato la bontà della nostra idea creando un gruppo Facebook. L’idea ci ha fornito la spinta e la forza necessarie per andare avanti, proseguire un’attività nella quale crediamo. Così da uno strumento a volte poco amato, Facebook appunto, è nata la ricchezza umana, il gruppo che ora opera con estrema costanza ed efficacia e che svolge attività di informazione capillare sul territorio, integrando tutte le iniziative che le organizzazioni centrali e i vari comitati d’area portano avanti con abnegazione e tenacia nelle mille difficoltà che una simile vertenza può comportare. La nostra, è doveroso chiarirlo per rispetto e partecipazione, è un’attività assolutamente parallela e integrativa che non si pone in contrasto con nessuna realtà locale (se non con chi avalla questa futura speculazione tumorale), ma che vuole soltanto rafforzare tutte le unioni di cittadini che lottano contro questa follia economica e sanitaria. A grandi linee è questa la nostra storia. Cittadini toccati nell’intimo delle loro radici, esasperati dal vedere la propria delega rappresentativa calpestata dal delegato rappresentante, più incline, oggi, ai poteri di una lobby trasversale come quella dei rifiuti rispetto ai diritti costituzionali di un’area territoriale che dovrebbe essere tutelata e non ulteritormente vessata. Oggi questi cittadini, noi, l’associaizone onlus Differenzia-ti, prima che avamposto di tutela del nostro territorio, della nostra salute e dei nostri figli contro il malaffare della speculazione, è una realtà di amici, uniti da un legame umano fortissimo e cementato dal confronto vero, schietto, a tratti anche duro ma sempre ancorato al cardine del rispetto e della costruttività. Questo sito sarà uno spazio, come accennato sopra, di informazione, di interazione diretta ma anche e soprattutto di messaggi. Il primo messaggio che sentiamo di rivolgere a tutti i cittadfini dei Castelli Romani e a chi sta leggendo ora queste righe è quello di partecipare. Concretamente, attivamente. Una partecipazione che inizi il proprio percorso dall’informazione corretta, non schermata dalla cortina di ferro (silenzio, potere o complicità) della lobby di turno, una presa di coscienza che passerà inesorabilmente per una maturazione più completa: la partecipazione sul campo. La causa dell’inceneritore dei Castelli Romani riguarda migliaia di cittadini di qualsiasi sesso, opinione politica e razza. Riguarda tutti, come il diritto alla salute, il diritto alla salvaguardia del territorio e della legalità. In questo quadro nessuno può considerarsi escluso o non interessato. Nessuno. Oggi come domani. Anzi, soprattuto domani. In questo appello ad aiutarvi e a risvegliare il valore dei vostri/nostri diritti riconquistando parte del significato della vostra delega, l’auspicio di sostenerci e affiancarci nel tempo. L’auspicio e la certezza di potervi avere con noi. Attivamente. Questa causa ha bisogno di tutti.

29 ottobre 2009

Polo Nord, è caos clima

_"Forse non ci stiamo realmente rendendo conto di cosa significa la perdita dei ghiacci del Polo Nord. L'artico infatti, è uno dei luoghi più fragili del nostro pianeta", ha detto Jane Lubchenco del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) presentando l'Artic Report Card, ossia lo stato dell'ambiente artico del 2009. Nonostante che durante l'estate appena trascorsa i ghiacci non abbiano raggiunto i livelli minimi del 2007 e del 2008, i ricercatori si trovano di fronte a cambiamenti estremamente drastici rispetto a soli 5 anni fa e con trasformazioni che avvengono assai più velocemente del previsto. "Lassù %u2013 ha continuato Lubchenco - i cambiamenti ambientali avvengono ad una velocità assai più elevata rispetto al resto del pianeta con ricadute che si fanno sentire anche molto lontano". Al Polo Nord dunque si sta verificando qualcosa che va ben al di là del semplice scioglimento dei ghiacci e da alcuni anni a questa parte si sono innescate situazioni che erano del tutto imprevedibili solo 5 anni fa.
Un esempio, sono i cambiamenti su larga scala dei venti. Negli ultimi anni infatti, si è creata una anomala alta pressione sul lato artico che si affaccia al Nord America e una bassa pressione verso l'area euroasiatica. Il tutto certamente connesso con la mancanza di ghiacci durante il periodo estivo. Nella complessa evoluzione meteorologica dell'artico ciò determina la formazione di venti più prolungati che soffiano da sud verso nord, i quali incrementano il trasporto di calore sull'Oceano Artico. Nel Nord America vi è stata un forte riduzione delle precipitazioni nevose, mentre in Siberia si è notato un aumento delle piogge. Nell'America del Nord infatti, durante le stagioni invernali 2007/08 e 2008/09 la stagione nevosa si è notevolmente ridotta con un anticipo della primavera che ha portato allo scioglimento la poca neve caduta. La temperatura del permafrost (lo strato di terreno permanentemente ghiacciato) è salito di 2°C negli ultimi 35 anni, di cui un grado nell'arco dell'ultimo quinquennio.Profondi sono stati anche i cambiamenti negli ambienti ecologici. Per quanto riguarda i grossi mammiferi ad esempio, si sta notando una forte discesa nel numero di renne e caribù, anche se il fenomeno era già in atto da tempo. Tra gli scienziati c'è ancor più apprensione per la vita marina, in quanto si hanno pochi dati a disposizione per capire se le comunità di animali siano diminuite o si siano spostate. "Senza dubbio - spiega Michael Simpkins del Fisheries Service del NOAA - sono a rischio balene, beluga, narvali e orsi bianchi". E a cornice di tutto questo vi è lo scioglimento dei ghiacci che oltre all'artico interessa fortemente anche la Groenlandia. Ciò che ha colpito particolarmente i ricercatori è il fatto che nonostante un inverno più freddo delle medie, l'estate appena trascorsa è stata così calda da elidere totalmente la neve caduta durante la stagione invernale e ha fatto ritirare i ghiacciai che giungono in mare per oltre 106 km quadrati, portando a quasi 1.000 km quadrati quelli persi dal 2000 ad oggi. (Fonte: La Repubblica)

28 ottobre 2009

Marrazzo: non governava male (?)

_Queste le parole usate oggi (domenica 25 ottobre, ndr) nel suo editoriale su Il Fatto da Marco Travaglio. Parole io credo del tutto infondate. In realtà Piero Marrazzo come Governatore ha fatto più danni della grandine, se si ha voglia di leggere spiego anche perchè. Piero Marrazzo è stato un pessimo Governatore per la Regione Lazio, fare politica (bene) non è una cosa semplice, e l’occasione è stata sprecata. Marrazzo ha cominciato promettendo molto in campagna elettorale, al momento dei fatti ha tradotto nel suo esatto contrario dichiarazioni come “La Regione sarà un palazzo di cristallo”. Come no. Basta andare ad Albano, Tarquinia e Civitavecchia, Malagrotta e dintorni, Colleferro, Aprilia, etc a verificare come si sono tradotte le sue promesse elettorali, stile a pagina 52 del programma: “…occorrerà un intervento per impedire la riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia…”. Ha proseguito con imposizioni senza rispetto di svariate normative, prima fra tutte quella della partecipazione prevista alle scelte come quella irreversibile se realizzato l'impianto di Albano. Per non parlare solo delle scelte “alla vaccinara” nel settore dei rifiuti basti ricordare l’inchiesta sempre dei vostri colleghi di Report nel settore della Sanità: un buco nero che assorbe la stragrande maggioranza del bilancio regionale.
Gli sprechi di denaro pubblico continuano, e basta parlare con un medico ISDE come Giovanni Ghirga, assistere alle sue relazioni nei convegni, per verificare il debito pubblico “atteso” nel settore della Sanità fra pochi anni dopo quello lasciato da altri governatori fino al 2005. Se non si interverrà con la prevenzione primaria non si sa proprio dove si potranno trovare le risorse necessarie. Un esempio su tutti, di come ha governato Piero Marrazzo è accaduto lo scorso giugno a Tarquinia: qui.
Prima ha invitato sul palco una persona, poi non gli ha concesso il microfono, ben sapendo che una persona informata gli avrebbe causato una pessima figura:
…“Marrazzo, che aveva già concluso il proprio intervento, ha cercato di gestire la situazione invitando sul palco un "No Coke", che è salito per un confronto. Il governatore Marrazzo però, dimostrandosi non molto affidabile, non ha "concesso" il microfono al cittadino di Tarquinia, che ciò nonostante è riuscito ad avvicinarsi quanto basta per far riecheggiare nella piazza parole di denuncia per l'inerzia sua e dei politici seduti in prima fila per quanto accade a Civitavecchia: si sta bruciando carbone senza AIA (autorizzazione integrata ambientale) e in contrasto con la Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA) e si sta bruciando carbone senza aver attivato l'Organismo di Controllo previsto dall'Autorizzazione Unica del 2003, per vigilare durante le fasi di collaudo. Marrazzo per tranquillizzare i presenti ha detto che non c'è nulla da temere, si faranno i monitoraggi, ci sono le centraline dell'ARPA, l'agenzia regionale di protezione ambientale. La verità è che NON esistono centraline Arpa a Tarquinia ed il presidente Marrazzo non lo sa. Qui.
Non bastasse questo comportamento, occultato da tutti “i media che contano” (ancora Il Fatto non esisteva), più recentemente prima dei fatti finiti sui giornali negli ultimi giorni, questa è stata una sua dichiarazione al Corsera Roma: “se il PD fa le primarie per scegliere il nuovo Governatore, io corro da solo” Quel che si dice un sincero Democratico.
In tutta l’attuale legislatura, Piero Marrazzo si è contraddistinto per il suo favore verso la truffa dei Cip 6 e contro la direttiva 2001/77/CE; non ha mai voluto incontrare la Rete regionale rifiuti del Lazio a differenza di Comune e Provincia di Roma, arroccandosi dietro i privilegi da “Commissario”.
Leggasi anche il suo sito (non aggiornato da quasi un anno) suggestivo di nulla ed esplicativo di niente per una “campagna di sensibilizzazione” costata centinaia di migliaia di euro: qui.
Con atti discrezionali e illogici (lavoratori instancabili se pensiamo alle date) come il 30 dicembre 2007 e il 13 agosto 2009 ha concesso l’iter autorizzativo per l’impianto di Albano, un inceneritore in piena zona agricola (!). A nulla sono serviti (veri) scandali come Colleferro per fare ragionare chi doveva ragionare, nel merito. Per chi non conoscesse la materia e l’argomento, certe considerazioni potranno apparire “di parte”… i soliti comitati e associazioni non affidabili. Bene.
Leggasi cosa scrivono quei sovversivi della CORTE DEI CONTI a maggio del 2007: (STRALCI della Relazione, sul fallimento della gestione commissariale durato 8 anni) ..."...in generale, non si è proceduto all’incentivazione della raccolta differenziata tramite l’introduzione della tariffa sui rifiuti
modulata sulla quantità d’indifferenziato conferito al servizio di raccolta cittadino, né ad iniziative di incentivazione per coloro che attuano la raccolta differenziata, il compostaggio ed il conferimento alle isole ecologiche promosse da Comuni e Province. Ciò, a parte i danni di ordine ambientale evidenti, potrebbe avere provocato anche danni finanziari alle casse pubbliche, derivanti sia dai mancati introiti per la vendita del materiale raccolto in maniera differenziata che dai costi di conferimento dei rifiuti indifferenziati agli impianti di smaltimento…".
Sembra il WWF invece è la Corte dei Conti: "...Risulta evidente che l’emergenza è stata disposta unicamente allo scopo di determinare la sospensione dell’applicazione delle normative di settore, limitare gli obblighi di concertazione, e il principio di ripartizione delle competenze...".
E infine, la perla (si fa per dire): "...Suscita notevoli perplessità e preoccupazione, per la palese violazione delle direttive comunitarie e nazionali sulla concorrenza, che per l’impianto di gassificazione di Malagrotta sarebbero intervenuti atti amministrativi di assegnazione dei lavori di costruzione e di esercizio nell’ambito di una non meglio chiarita procedura di affidamento diretto...".
Nessuno ha mai smentito la Magistratura contabile. Il Commissariamento con a capo il Presidente Marrazzo è finito, non così i suoi effetti. Alzi la mano chi ne ha mai saputo qualcosa, al di fuori degli “addetti ai lavori” e di chi non guarda Report su rai 3.
Il Signor Piero Marrazzo aveva e ha tutto il diritto di fare quel che crede durante la sua vita privata, rispetto ad altri ha avuto il buon gusto di non utilizzare sedi istituzionali per incontri privati, ma non è giustificabile se ha mentito su tali fatti (sottostando ad un ricatto), e se per recarsi a tali incontri ha utilizzato auto blu.
Se i media avessero fatto il proprio dovere, mostrando alla pubblica opinione le sue azioni politiche, probabilmente non si sarebbe arrivati a dimissioni di fatto per “scandali sessuali”. Si sarebbe entrati nel merito e non assistito ai cori da stadio delle ultime ore, fra “comprensivi”,
"imbarazzati", e i “diversamente concordi” che aspirano a ritornare al controllo della Regione.
Che Piero Marrazzo “non abbia governato male”, insomma, è tutto da dimostrare.
In allegato una lettera che centinaia di persone e sigle di associazioni, dopo averlo inutilmente atteso per ore sotto la pioggia, gli scrisse a dicembre 2008. Averla protocollata oggi assume un significato lungimirante e impietoso.
Non avendo argomenti per spiegare le sue azioni, a questa lettera, l’ex Presidente di fatto della Regione Lazio non ha mai risposto. Se Il Fatto la pubblica, fa quasi uno scoop ritardato.
Chi scrive ha pubblicato tutti questi argomenti e denunce in un libro dal titolo “Lo stivale di Barabba”, Macro editore, che sfortunatamente non ha mai avuto una sola recensione eccetto lo spazio concesso dal giornalista Beha sul suo sito. Rai, Mediaset, L’Unità, La Repubblica, il Corriere della Sera? Non pervenuti.
Se è nato un giornale come Il Fatto è per colmare un vuoto, speriamo che si parli di fatti e azioni.
Per gli scandali in Italia non si dimette nessuno, infatti ci si "autosospende" per prendere tempo come rileva il più che condivisibile articolo di Telese oggi su Il Fatto.
Che serva almeno per ragionare e correggere scelte incomprensibili e illogiche, a prescindere da chi sarà il prossimo Governatore. (Fonte articolo, qui. Autore: Roberto Pirani)

27 ottobre 2009

Il blogger come attività professionale

_Col ritratto ci siamo quasi, anzi, ci siamo proprio. Mancano "solo" i soldi. Anzi, considerando che manca anche il tempo direi che si fa solo per passione. Ed è comunque molto bello. Non riuscirei ad immaginarmi come blogger "professionale" dove questa parola è inquadrata in un determinato contesto. Anche perchè spero da tempo di apparire soprattutto professionale. Ma con un'altra accezione del tutto. Desidero segnalare questo bellissimo video e vi invito a condividerlo. Qui.
_Sono per lo più maschi, sotto i 40 anni, hanno una buona istruzione e quasi uno su due proviene dal settore dei media. Spesso gestiscono più siti, riuscendo addirittura a trasformare la propria attività in una professione redditizia. È il ritratto del blogger che emerge dall'ultimo rapporto di Technorati «State of the Blogosphere», studio che ogni anno monitora l'evoluzione della blogosfera. Nell'edizione 2009 è stato intervistato un campione di circa 3 mila blogger. Se per la maggior parte degli utenti (72%) il blog resta ancora un semplice hobby da coltivare nel tempo libero, cresce il numero di blogger che ha trasformato il proprio «diario di bordo» in un'attività professionale (28%), in grado di garantire guadagni considerevoli. Per i più si tratta di un impiego part-time, che permette comunque di arrotondare lo stipendio (il salario medio annuale è di 15mila dollari). Più interessante, invece, il dato su chi riesce a svolgere a tempo pieno l'attività di blogger: è il 13% del campione, che spesso scrive per condividere le proprie competenze ma anche per promuovere le attività dell'azienda in cui lavora. In questa categoria il salario medio raggiunge cifre importanti (122 mila dollari l'anno). Tra part-time e full-time, il 17% afferma che il blog sta diventando la principale fonte di introito. Il tutto grazie alla pubblicità, ma anche per la reputazione che il blog è in grado di garantire. Il che significa inviti a convegni e conferenze, ma soprattutto il sempre maggiore coinvolgimento nel settore dei media. Quattro blogger su dieci provengono dal mondo dell'informazione (riviste, quotidiani, radio, spesso come collaboratori esterni). Di questi, il 27% continua a svolgere un'attività nel campo dei media. Messo da parte l'antagonismo dei primi tempi, i blogger stanno quindi diventando parte attiva del sistema dell'informazione mainstream. Ormai, spiega la rivista Fast Company, gestire pagine competenti su temi specifici rappresenta la migliore palestra per i reporter in erba. Ma anche il naturale approdo per i tanti giornalisti che devono reinventarsi una nuova vita dopo esser stati licenziati. Competenza, passione e, perché no, possibilità di guadagnare sono quindi le chiavi per portare avanti l'attività di blogger, spiega a Technorati Arianna Huffington, ex blogger che è riuscita a trasformare il proprio sito in una delle fonti online più lette. La crescita dei blog professionali va di pari passo, infatti, con la morte di quelli amatoriali, che sono sempre più inattivi e sulla via della chiusura. (Fonte: Corriere della Sera)

23 ottobre 2009

Ponzo e Astorre: "Una sospensiva per l'inceneritore di Albano"

_Nel comprensorio dei Castelli Romani cresce la mobilitazione per la promozione di metodiche d'avanguardia nello smaltimento dei rifiuti e contraria all'installazione di un inceneritore di Cdr con potenza compresa tra le 165.000 e le 200.000 tonnellate di rifiuti da costruire in località Albano Laziale, nel cuore dei Castelli Romani. La consistente campagna informativa/mobilitazione messa in atto dal coordinamento centrale e dalle associazioni di cittadini coinvolte ha avuto nella scorsa settimana due passaggi molto imporanti: l'incontro con la Commissione Ambiente del Consiglio Regionale del Lazio (presieduta da Claudio Bucci) ed il massiccio corteo (video) che si snodato sulla via Appia Nuova tra i paesi di Albano Laziale, Ariccia e Genzano di Roma.
La vertenza nonostante l'improvviso rilascio dell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) da parte degli uffici della Pisana il 13 agosto scorso - e con le parti ancora sedute ad un tavolo tecnico di confronto tra Regione e ragioni del no al termocombustore - resta aperta ad ogni sviluppo.
Prima di calarsi nelle aule di tribunale e precisamente nei ricorsi al Tar presentati dal Coordinamento Contro l'inceneritore di Albano, ora è la stessa politica regionale e locale a chiedere a gran voce al Presidente Marrazzo uno stop dell'iter autorizzativo.
Bruno Astorre (presidente Consiglio Regionale del Lazio), Carlo Ponzo (Presidente commissione Bilancio) e Filiberto Zaratti (assessore all'Ambiente della Regione Lazio) per la Pisana. In ambito locale invece non mancano i giudizi Nicola Marini e Marco Silvestroni, entrambi candidati per il centro sinistra e per il PDL al ruolo di primo cittadino nel comune di Albano Laziale. Intanto anche altri sindaci dell'area Castelli Romani - sulla scia del precedente no all'impianto deliberato dai rispettivi consigli comunali di Albano, Ariccia, Marino, Castel Gandolfo, Lanuvio, Pomezia e Ardea - inizierebbero a mormorare un no sempre più deciso verso un'opera dal probabilissimo carattere speculativo e dal drammatico impatto sanitario previsto nel quadrilatero Malagrotta, Albano, Aprilia e Pomezia.

_Chiediamo che venga sospeso l'iter autorizzativo del gassificatore di Albano». È l'appello di Bruno Astorre, Presidente del Consiglio regionale del Lazio e Carlo Ponzo, Presidente della Commissione Bilancio, che in una nota hanno spiegato i motivi del loro no: «Riteniamo che la richiesta che avanziamo al Presidente Piero Marrazzo sia equilibrata e che, a fronte di una scelta strategica di grande rilievo, meriti tutte le dovute attenzioni e non deve provocare accelerazioni poco ponderate. Come emerso dalla recente audizione in Commissione Ambiente del Consiglio, presenti i comitati e le associazioni locali, contrari al gassificatore, si è stabilito l'avvio di un'indagine conoscitiva di tutte le questioni sollevate dai comitati, attraverso una richiesta di documentazione e audizioni con le strutture tecniche regionali, che hanno seguito sin qui la fase procedurale per l'autorizzazione all'impianto». «È evidente a questo punto che, visti anche i ricorsi pendenti al Tar – si legge nella nota – sia opportuna una sospensiva dell'iter autorizzativo sino alle sentenze, un atto che certamente aiuterebbe il confronto con le comunità locali, come richiesto dai Sindaci del territorio. Al contempo, appare chiaro che debbano essere definiti la chiusura della discarica di Roncigliano e l'avvio di investimenti straordinari sul quadrante Albano, Pomezia e Ardea, sì da migliorare servizi, infrastrutture qualità della vita. La scelta strategica della Regione Lazio è inequivocabile: aumentare la raccolta differenziata attraverso un impegno finanziario per 210 milioni di euro, finanziamento di portata straordinaria, mai accaduto in passato». «A ciò si aggiunga che la Provincia di Roma ha già finanziato decine di Comuni, per aumentare la raccolta differenziata, raggiungendo risultati importanti. Grazie alle politiche del centrosinistra, della Regione Lazio e della Provincia di Roma, oggi i cittadini possono contare su scelte strategiche serie, su una politica dei rifiuti concreta, non populistica e demagogica, ma volta a far uscire il Lazio da una fase emergenziale e commissariale». (Fonte: Castelli News)

18 ottobre 2009

"La trattativa ha salvato molti uomini politici"

_Desidero segnalare un altro prezioso articolo di Francesco La Licata.
_Il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, è appena tornato da New York ed ha, quindi, seguito da lontano l’evolversi delle vicende legate alla trattativa fra Stato e mafia.
Procuratore, tornando ha trovato la novità del «papello» finalmente esibito da Massimo Ciancimino. E’ una novità importante?
«Intanto bisogna fare una premessa obbligatoria: ogni entusiasmo investigativo va sottoposto a certezze che potranno scaturire soltanto dall’esito degli accertamenti di attendibilità di ogni documento e di ogni testimonianaza. Se tutto sarà provato si potrà dire che un passo avanti è stato fatto».
Sul «papello» è stato detto tutto e il contrario di tutto.
«Per la verità le indagini precedenti avevano in qualche modo accertato l’esistenza di un tentativo di Cosa nostra di entrare in contatto col potere politico. E’ processuale il contatto degli ufficiali del Ros, Mori e De Donno, con Vito Ciancimino. Ed è processualmente accertato che alla mafia, in cambio della resa dei vertici, cioè della cattura di Riina e Provenzano, fu offerto “un ottimo trattamento per i familiari”, un “ottimo trattamento carcerario” e una sorta di “giusta valutazione delle responsabilità”, per dirla con le parole dell’allora capitano De Donno».
E’ importante ciò per capire il presente?
«Lascia intuire il meccanismo che Riina ripete ogni volta che vuole in qualche modo dare vitalità ad una trattativa che risulta difficoltosa. Le proposte del Ros, infatti, sembrano minime a Ciancimino che, a sua volta, si rifiuta di trasmetterle a Riina - anche per timore di ritorsione nei suoi confronti - e perciò suggerisce di “congelare” tutto e prendere tempo. Le indagini ci diranno poi che Riina, invece, opta per eccelelare i tempi e vara la fase operativa per compiere un attentato nei miei confronti. Progetto che sfuma per un disguido tecnico ed anche perchè in quel momento viene catturato Totò Riina e si arriva all’arresto degli organizzatori della strage di Capaci. Ecco, anche via D’Amelio potrebbe essere stata fatta per “riscaldare” la trattativa».
Volevano un altro magistrato morto?
«In principio pensavano di attaccare il potere politico ed avevano in cantiere gli assassinii di Calogero Mannino, di Martelli, Andreotti, Vizzini e forse mi sfugge qualche altro nome. Cambiano obiettivo probabilmente perchè capiscono che non possono colpire chi dovrebbe esaudire le loro richieste. In questo senso si può dire che la trattativa abbia salvato la vita a molti politici».
Procuratore Grasso, ma trova normale che un’organizzazione criminale possa pensare di trattare con lo Stato?
«Normale no, anche se nella nostra storia recente i contatti tra potere legale e illegale non sono stati rari. Lo stesso “papello”, di cui si parla tanto, aveva fatto - poco tempo prima - una diversa comparsa in forma minore. Un “papellino”, si legge nelle carte processuali, potrebbe essere stato consegnato ai carabinieri del Ros, al col. Mori che nega l’episodio, da uno strano collaboratore dei servizi che chiedeva l’abolizione dell’ergastolo per i capimafia Luciano Liggio, Giovanbattista Pullarà, Pippo Calò, Giuseppe Giacomo Gambino e Bernardo Brusca. Anche quelle richieste ovviamente finirono nel nulla perchè irrealizzabili. Tranne poi a fare la ricomparsa in forma addirittura ampliata».
Si saprà mai la verità?
«Nostro dovere è di non smettere mai di cercarla, la verità. Tutto sembrava ormai sepolto, fino alla comparsa di nuovi testi come il pentito Gaspare Spatuzza e il figlio di Vito Ciancimino, Massimo. Molti protagonisti di quella stagione hanno ricordato particolari importanti, speriamo che chi sa non perda l’ultima occasione per far decollare le indagini». (Fonte: Francesco La Licata, La Stampa di Torino)